Ci sono incontri che si dimenticano il giorno dopo e altri che, anche a distanza di molti anni, continuano a farci sorridere.
Durante le fiere d'arte ho conosciuto persone di ogni genere: collezionisti appassionati, studiosi, semplici curiosi e personaggi davvero singolari.
Alcuni di questi incontri si sono trasformati in storie che ancora oggi ricordo con piacere.
Questa è una di quelle.
Era una domenica, alla fiera Brixia di Brescia. La manifestazione volgeva ormai al termine. Avevo allestito uno stand nel quale convivevano, in un equilibrio che mi piaceva particolarmente, dipinti antichi e opere d'arte contemporanea del dopoguerra.
Era proprio quell'armonia tra epoche e linguaggi differenti che cercavo di ottenere nei miei allestimenti. A un certo punto entrarono due personaggi piuttosto singolari. Una signora di una certa età, vestita con abiti molto colorati e appoggiata a un bastone, accompagnata da un uomo alto, di corporatura robusta e con una folta barba.
A guardarli insieme mi venne spontaneo pensare al gatto e alla volpe.
La signora si fermò al centro dello stand e cominciò a guardarsi intorno, ruotando su se stessa per osservare tutte le opere esposte. «Belle! Ma che belle! Sono proprio belle queste opere! E che bella atmosfera!»
Io osservavo la scena senza intervenire. Non era mia abitudine andare immediatamente incontro ai visitatori. Preferivo lasciare che fossero loro, quando lo desideravano, a stabilire un contatto.
A un certo punto la signora si rivolse al suo accompagnatore: «Ma secondo te starebbero bene a casa mia?»
«Tutte?» domandò lui. «Sì, tutte!» Confesso che, in quel momento, pensai di essere vittima di uno scherzo. La signora, invece, era serissima. Mi consegnò il suo biglietto da visita e mi chiese se quella stessa sera, al termine del disallestimento, avrei potuto portarle tutte le opere.
Rimasi incredulo.
La trattativa economica non era ancora stata affrontata, a parte una sua domanda sul prezzo di un singolo dipinto. Eppure decisi di fidarmi. Quella sera, insieme al mio trasportatore di fiducia, Luigi Trolese, raggiungemmo la residenza della signora, che scoprii essere imparentata con un noto imprenditore bresciano. Parcheggiammo il camion davanti all'ingresso e cominciammo a scaricare le opere. Una dopo l'altra. Tutte.
Ancora oggi, ripensandoci, mi sembra una scena quasi surreale. Non avevo chiesto neppure un acconto. La trattativa vera e propria si svolse successivamente, nella sua abitazione. E quando, qualche tempo dopo, vidi arrivare sul conto della galleria l'intera somma concordata, faticai ancora a credere a quanto era accaduto.
In tanti anni di mestiere avevo incontrato collezionisti di ogni genere, ma una cosa del genere non mi era mai successa. Quella signora aveva una personalità davvero particolare, e anche una storia che preferisco lasciare alla sua riservatezza.
Di lei mi è rimasto soprattutto il ricordo di un incontro inatteso, di una fiducia concessa quasi istintivamente e di una domenica che sembrava destinata a concludersi come tante altre.
Nel mondo dell'arte, qualche volta, l'imprevedibile supera qualsiasi immaginazione.