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Olmo Gian Paolo Lolmo
Gian Paolo Lolmo o Olmo
Bergamo 1550 1593.
Allegoria dell'Autunno
Olio su tela cm. 49 x 138
Provenienza :
Villa dei Marchesi Terzi, Gorle (Bergamo) – faceva parte del ciclo originario di sei dipinti: le quattro Stagioni, Venere e Adone e La punizione di Amore.
Collezione H. Howorth, Inghilterra – è la provenienza successiva registrata dalla Fototeca Zeri.
Christie's, Londra, 14 dicembre 1923, lotto 125 – e qui c'è un particolare notevole: venne venduto come opera del Pordenone, non di Lolmo.
Mercato antiquario milanese / Finarte – Zeri registra la presenza a Milano prima del 1974. Ravelli racconta che l'opera era riemersa in una vendita Finarte circa dieci anni prima del suo scritto del 1986.
Collezione Silvano Lodi, Campione d'Italia – ed è qui che avviene qualcosa di importante per la storia attributiva dell'opera. Ravelli racconta di avere esaminato personalmente il quadro nella collezione Silvano Lodi e di averne annunciato il ritrovamento su L'Eco di Bergamo il 30 ottobre 1984.
Oggi collezione privata Bassano Del Grappa.
Esposizioni:
Monaco di Baviera, Natura morta italiana. Tre secoli di natura morta italiana. La raccolta di Silvano Lodi, 1984–1985.
2000–2001 Milano, Palazzo Reale, nella grande mostra Il Cinquecento lombardo.
Da Leonardo a Caravaggio. La scheda ufficiale del Ministero della Cultura conferma esplicitamente che l'Autunno esposto era quello «già nella raccolta dell'antiquario Silvano Lodi».
Bibliografia: Luigi Salerno, Natura morta italiana. Tre secoli di natura morta italiana. La raccolta di Silvano Lodi, Firenze, 1984, pp. 22–23; Lanfranco Ravelli, Inediti e qualche proposta per l'attività di Gian Paolo Lolmo, 1986, pp. 241–247.
Gian Paolo Lolmo fu uno dei protagonisti della pittura bergamasca dell'ultimo Cinquecento, attivo nel periodo immediatamente successivo a Giovan Battista Moroni e precedente all'affermazione di artisti quali Enea Salmeggia, Francesco Zucco e Gian Paolo Cavagna.
Figlio di Giovanni Fortunato, disegnatore e calligrafo, secondo le fonti antiche Lolmo fu artista versatile: pittore, miniatore e anche poeta.
La sua formazione rimane poco documentata. Tradizionalmente è stato avvicinato alla bottega di Moroni per evidenti affinità stilistiche, soprattutto nella ritrattistica, ma non esistono prove certe di un vero apprendistato presso il maestro. Alcuni caratteri manieristici della sua pittura hanno invece fatto ipotizzare una formazione o un soggiorno nell'Italia centrale, forse a Roma o Firenze.
La sua affermazione pubblica avvenne soprattutto negli anni Ottanta del Cinquecento. Nel 1584 ricevette una prestigiosa commissione per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Bergamo, dove realizzò la Madonna in gloria con il Bambino e i santi Rocco e Sebastiano, destinata alla Cappella del Voto, insieme ad altre opere tra cui il Serpente di bronzo e la Caduta della manna. La commissione testimonia la posizione di rilievo raggiunta dal pittore nell'ambiente bergamasco.
Lolmo fu anche un interessante ritrattista, vicino alla grande tradizione moroniana. Tra le opere attribuitegli figurano il Ritratto di gentildonna seduta dell'Accademia Carrara e il Ritratto dell'architetto Paolo Berlendis, firmato e datato 1592. Gli vengono inoltre riconosciuti importanti dipinti di soggetto profano e mitologico, tra cui il ciclo delle Stagioni, Venere e Adone e la Punizione di Amore, originariamente conservati a Villa Terzi presso Gorle.
La sua morte relativamente precoce, nel 1595, interruppe una carriera che negli ultimi anni stava mostrando una crescente maturità. Oggi Lolmo viene considerato una figura significativa del tardo Manierismo lombardo, interessante soprattutto per il punto d'incontro fra la tradizione bergamasca di Moroni e le esperienze manieristiche dell'Italia centrale.
NOTE:
La scheda della Fototeca Federico Zeri identifica esattamente il dipinto della fotografia: Gian Paolo Lolmo, Allegoria dell’Autunno, olio su tela, cm 49 × 138, databile circa 1580–1595.
Ravelli racconta praticamente la riscoperta del quadro nella collezione Silvano Lodi in prima persona.
Federico Zeri gli segnalò che l'Autunno, allora considerato disperso, era comparso da Christie's nel 1923 e successivamente da Finarte.
Ravelli ne conosceva quindi l'aspetto grazie a una fotografia conservata nell'archivio Zeri, ma non sapeva dove si trovasse l'originale.
Poi vide una riproduzione dell'opera nel catalogo della mostra Italian Still Life Paintings di New York del 1983, dove però il quadro era ancora attribuito a Simone Peterzano. Successivamente poté finalmente esaminare l'originale nella Collezione Lodi e riconobbe in esso l'Autunno disperso del ciclo di Villa Terzi.
Quindi la provenienza Silvano Lodi non è un dettaglio secondario della storia del dipinto. La presenza dell'opera nella collezione coincide con un momento fondamentale della sua riscoperta critica e della definitiva ricostruzione del ciclo di Lolmo.
C'è anche una conferma molto recente e autorevole: la scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali, compilata nel 2021 dalla Soprintendenza di Bergamo e Brescia, continua a ricordare espressamente l'Autunno come opera «già nella raccolta dell'antiquario Silvano Lodi».
(https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0303270187)
Immagine © Silvano Lodi