S. LODI – FOULARDS
Etichetta originale dei prodotti in seta della famiglia Lodi, anni Cinquanta.
Lo stemma sarebbe diventato il simbolo della Galerie Silvano Lodi a Monaco di Baviera e, successivamente, della Galleria Silvano Lodi jr. a Milano.
Mio padre aveva coltivato fin da ragazzo una grande passione per le cose antiche. Insieme a Don Agostino, un sacerdote di Como, percorreva in bicicletta le strade del Comasco, visitando chiese, osservando dipinti e discutendo di arte.
Nel dopoguerra intraprese l'attività nel settore della seta. Il 12 novembre 1950 fondò a Monaco di Baviera la Silvano Lodi – Seiden Import, commerciando foulard e prodotti serici provenienti da Como. Successivamente sviluppò anche una produzione familiare di cravatte e foulard.
Con i guadagni cominciò ad acquistare dipinti fiamminghi, sottoponendoli al giudizio dell'amico e studioso Walther Bernt. Nel tempo si formò una collezione personale, nata prima di tutto dalla passione.
Intorno al 1962 gli si presentò l'occasione di rilevare uno spazio nella Brienner Straße di Monaco. Avrebbe voluto aprire un negozio di seta, ma, secondo quanto mi raccontava, le disposizioni commerciali dell'epoca glielo impedirono.
Fu così che decise di esporre i dipinti della sua collezione e nacque la Galerie Silvano Lodi.
Quasi un gioco del destino.
Lo stemma che aveva contraddistinto i suoi prodotti in seta divenne il simbolo della galleria e, anni dopo, anche della mia Galleria Silvano Lodi jr. a Milano. Oggi continua ad accompagnarmi attraverso Art Point.
Io ero ancora molto piccolo quando mio padre aprì la galleria a Monaco, ma conservo alcuni ricordi nitidi di quel luogo, dove trascorrevo molto tempo giocando fra dipinti e sculture.
Ricordo in particolare un grande angelo scolpito nel legno. Era più alto di me, aveva le vesti dipinte di un bel giallo e di un rosa antico.
Il suo volto era sorridente, sereno.
Non mi incuteva timore. Mi affascinava.
Non potevo ancora sapere quanto quelle opere, che allora facevano semplicemente parte del mondo della mia infanzia, avrebbero accompagnato la mia vita.
Peter Paul Rubens — La caccia all'ippopotamo e al coccodrillo, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera.
Peter Paul Rubens — Seneca morente, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera.
www.pinakothek.de/en/alte-pinakothek
Quando, insieme a mia madre, andavamo a trovare mio padre nella sua galleria a Monaco, lui mi portava spesso all'Alte Pinakothek.
Ricordo quelle sale immense, i dipinti monumentali di Peter Paul Rubens e lo stupore che provavo davanti a quelle figure che sembravano prendere vita.
Una delle opere che più mi affascinavano era La caccia all'ippopotamo e al coccodrillo. Mio padre mi teneva per mano e, davanti a quel turbinio di uomini, cavalli e animali, mi raccontava storie fantastiche e avventurose. Io lo ascoltavo e galoppavo con la fantasia, immaginando di partecipare a quelle scene.
Un altro dipinto che mi colpì profondamente fu Seneca morente.
Anche quella volta mio padre, tenendomi per mano, mi raccontò la storia del filosofo condannato a morte, della sua scelta di aprirsi le vene e di immergersi nell'acqua tiepida, del lento spegnersi della vita.
Ma ciò che più mi impressionò fu il racconto di un suo discepolo che, rimanendogli accanto fino alla fine, prendeva appunti, annotando le diverse fasi di quel passaggio e le sensazioni che Seneca gli descriveva mentre sentiva la vita abbandonarlo.
Trovavo affascinante quel desiderio di indagare, di comprendere, quasi di voler svelare il mistero della morte. Come se, attraverso quelle parole, fosse possibile avvicinarsi a ciò che per l'uomo rimane il più grande degli interrogativi.
Nello stesso tempo, tutto questo mi appariva profondamente struggente, di una potenza emotiva straordinaria.
E quella stessa intensità la ritrovavo nel dipinto. Rubens era riuscito a trasformare il dramma umano in una rappresentazione pittorica di eccezionale forza espressiva.
Non era soltanto la storia a emozionarmi. Era anche la pittura stessa, la capacità dell'artista di dare forma e vita a qualcosa di così difficile da raccontare.
Erano racconti che trasformavano la pittura in qualcosa di vivo. Le figure non erano più soltanto immagini dipinte su una tela, ma diventavano uomini, eroi, protagonisti di vicende straordinarie e, talvolta, tragiche.
Già allora, senza esserne pienamente consapevole, cominciavo a riconoscere quella che ancora oggi considero una delle più grandi qualità dell'arte: la capacità di suscitare emozioni.
Nei corpi dipinti da Rubens vedevo una perfezione che nasceva proprio dalle imperfezioni. Linee, forme e proporzioni si piegavano alla necessità di esprimere forza, movimento, drammaticità. I suoi uomini diventavano eroi, pur conservando tutta la loro umanità.
Con il passare degli anni, a quella meraviglia infantile si è aggiunta la conoscenza.
Ho imparato ad ammirare la straordinaria capacità tecnica degli artisti, la sicurezza di una pennellata, l'armonia dei colori, l'equilibrio delle composizioni, la ricerca dello spazio e della luce.
Ma ciò che cerco davanti a un'opera d'arte non è cambiato.
Cerco ancora quell'emozione che provavo da bambino, quando mio padre mi teneva per mano davanti ai grandi dipinti di Rubens.
Forse è proprio da quel ricordo che nasce il desiderio di condividere attraverso Art Point la conoscenza e la bellezza dell'arte.
Perché un'opera non è soltanto qualcosa da osservare, studiare o possedere.
È qualcosa da vivere. S.L. Jr.