Dopo essermi diplomato in fotografia, mio padre mi propose di intraprendere un viaggio in Cina, che aveva da poco riaperto le “porte” all’Occidente. Ovviamente accettai; fu un’occasione da non perdere per mettere in pratica quattro anni di studio e apprendistato e per sondare le mie capacità come fotografo.
Fu per me un viaggio veramente speciale e un’occasione unica per esprimere in immagini quello che vedevo e provavo nel visitare un luogo intonso, lontano dalle contaminazioni dannose dell’Occidente. Scatti di una Cina reduce dalla rivoluzione, alla fine di una dittatura e, infine, sconquassata dalla “banda dei quattro”.
Home, Pechino 1981
Alla fermata il ritrovo...Pechino Cina 1981
Ho usato quasi sempre pellicole Ilford HP5 da 500 ASA, portate a 200, e sviluppate poi nel D76 a 21 gradi per 22 minuti, insieme alla mia adorata Nikon F2A photomic, che ho ancora oggi perfettamente funzionante, con obiettivi da 105 mm, 200 mm e 55 mm macro. Questo procedimento portava a ottenere immagini con una sgranatura particolare, stampate poi su carta barricata Ilford Gallery.
Dalla Muraglia - Pechino Cina 1981
La Città Proibita - Pechino Cina 1981
Foto di gruppo - Città Proibita Pechino Cina 1981
Arriviamo a Pechino, da dove inizia il nostro viaggio in Cina, toccando Shijazhuang, Jinan, Nanjing, il Canale Imperiale Jing Hang da Hangzhou a Suzhou poi Shanghai, Fuzhou, Ganzhou, Shaoguan, Canton e Hong Kong.
Rimasi affascinato da questo popolo che, nonostante gli anni di dittatura e un passato tumultuoso e denso di avvenimenti, aveva mantenuto il proprio orgoglio e dignità umana. Un popolo gentile e dignitoso; non ho mai visto chiedere l’elemosina e non accettavano mance, se non qualche oggetto che per loro era difficile da reperire, come una semplice biro oppure del cioccolato.
Suzhou Cina 1981
Suzhou Cina 1981 Canale Imperiale - Jing Hang - Cina 1981
Dato che era impossibile procurarsi pellicole fotografiche, in particolare le pellicole 24 x 36 mm, era doveroso calibrare ogni scatto.
Spesso, in pochi attimi, bisognava essere veloci e precisi nell’inquadrare, mettere a fuoco e azzeccare l’esposizione, tenendo conto della profondità di campo e di tutti i parametri fotografici.
I miei soggetti non sono mai in posa; ho sempre cercato di riprenderli in maniera spontanea.
Vita sul Canale Imperiale - Cina 1981
Mentre percorrevo le strade e i vicoli di paesi e città come Pechino e Shanghai, rimasi colpito e affascinato dalla gente intorno a me, che mi guardava con un mix di curiosità e diffidenza. La sensazione fu comunque quella di non sentirmi mai in pericolo. Nessuno di loro, a parte la nostra guida, parlava una qualsiasi lingua che non fosse il cinese, ma a gesti ci si capiva, più o meno.
Tra il continuo sciamare di biciclette e di persone, i loro fantastici volti emergevano dalle “tenute Mao” verdi o blu, uguali per uomini, donne e bambini, e mi rivelavano sempre storie uniche.
Mi trovavo a Shanghai e avevo finito la pellicola, quindi dovevo cambiarla. Mi fermai in mezzo al marciapiede, che era piuttosto affollato, e ricaricai la nuova pellicola nella mia macchina fotografica. Della gente incuriosita si era raccolta intorno a me, così non mi feci scappare l’occasione: calcolai approssimativamente l’esposizione, alzai velocemente la macchina fotografica e feci lo scatto. Non volevo perdermi la spontaneità delle loro espressioni…